Spesso le storie più belle sono quelle dimenticate, e proprio per questo è affascinante riscoprirle.
Una di queste storie, relegata colpevolmente nell'oblio, è quella del
Caviale Ferrarese.
Si, stiamo parlando esattamente del caviale di storione beluga selvaggio, che era prodotto regolarmente a Ferrara già nel 1500, ma quasi nessuno lo sa.
Lo storione abbondava nel Po prima che la nostra capacità distruttrice trasformasse il fiume in una specie di discarica inquinata popolata solo dai siluri, immessi con grande preveggenza per incrementare la “pesca sportiva”, e prima che con mossa geniale costruissimo lo sbarramento di Isola Serafini che taglia il po' in due tronconi, impedendo la navigazione, e non prevede una banale
scala di rimonta per i pesci, che ha definitivamente precluso ai pochi storioni rimasti di raggiungere i siti di ovodeposizione per riprodursi.
Prima di questi obbrobri lo storione si è sempre pescato nel Po ed il caviale si è sempre prodotto a Ferrara.
Forse sono i nostri sensi di colpa collettivi che hanno sparso una fitta cortina di nebbia per cancellare anche il ricordo di questa saga.
Nei libri di ricette di
Cristoforo da Messisbugo,
“Banchetti composizioni di vivande et apparecchio generale”, Ferrara 1459 e
“Libro novo nel qual si insegna a far d'ogni sorte di vivanda” Venezia, 1564, si racconta la preparazione del prezioso caviale nel 1500 e la sua ampia utilizzazione nei fastosi banchetti dei Duchi d'Este.
Nel 1753 scoppiò perfino una seria disputa tra la Serenissima Repubblica di Venezia ed il Cardinale Legato Pontificio governatore dei territori di pertinenza di Ferrara sui diritti di pesca allo storione nelle acque del Po (Ventaglio, 7/2010, pag 50-53).
Nei primi anni del 1900 e fino al 1941 esisteva a Ferrara il famoso negozio della Nuta, soprannome di Benvenuta Ascoli, di origini ebraiche, che produceva con una sua ricetta segreta il prezioso e ricercatissimo caviale ferrarese, acquistando tutti gli storioni femmine pescati sul Po.
Purtroppo le leggi razziali, vergogna troppo spesso sminuita o dimenticata, costrinsero la Nuta alla fuga, per alcuni anni continuò la produzione il suo ex garzone di bottega Adolfo Bianconi ed il negozio rimase aperto fino al 1972.
Da allora quasi anche il ricordo di questo cibo prelibato e della sua storia si era perso nell'oblio.
Nel Po gli storioni non ci sono più, o quasi, ed inoltre sono protetti per cui non potrebbero comunque essere pescati.
Il caso ha permesso che quasi contemporaneamente nel 2009, dopo lunghe ricerche e dopo avere acquisito l'antica ricetta in modo rocambolesco, noi riuscissimo a trovare un allevamento di storioni in grado di fornirci delle bellissime placente di ibridi di storione (Arciperser Naccarii x Arciperser Baeri) e potessimo rifare il caviale ferrarese tradizionale e quasi contemporaneamente lo scrittore
Michele Marziani scrivesse un romanzo sull'affascinante mondo del Delta del Po, della pesca degli storioni e della Nuta,
La signora del caviale, Barbès editore 2009. Ed il caso ha voluto anche che ci conoscessimo e che diventassimo amici, e questa è un'altra bellissima storia.
Adesso la nuova produzione di caviale è pronta da qualche giorno e si può nuovamente gustare e la storia romanzata della Nuta e della pesca dello storione ci può raggiungere attraverso le suggestioni di Michele.
Per la prossima produzione che si prevede intorno a Novembre, dipende infatti dalla maturazione delle uova, programmiamo di organizzare un evento di degustazione ed approfondimento storico culturale sul caviale ferrarese, naturalmente con la partecipazione di Michele Marziani, che magari nel frattempo si ispirerà a scrivere ancora su questo argomento, con l'intento di riportare in vita questa storia veramente affascinante da tutti i punti di vista.